RICOSTRUZIONE VIRTUALE DEL MONASTERO DI SAN BENEDETTO AD LEONES

Il sito Archeologico

Il monastero di San Benedetto Ad Leones di Leno, fondato nel 758 da Desiderio, ultimo re longobardo, ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo dei territori della pianura Padana e, in particolare, della Bassa Bresciana. I suoi abati furono protagonisti di primo piano nelle vicende più significative della storia medievale e moderna europea.

Risale al 2002 l’inizio dello scavo estensivo, diretto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia e finanziato da Cassa Padana BCC, che ha interessato il vasto parco che circonda l’ottocentesca Villa Badia, costruita nel luogo dove sorgeva l’abbazia.

La prima indagine archeologica, che si è conclusa nel 2004, ha messo in evidenza le fondazioni della prima chiesa del monastero fatto erigere da Desiderio, che è stato possibile datare per il ritrovamento di una tomba con croci greche dipinte di rosso alle pareti, riconducibili alla tipologia di VIII secolo, generalmente utilizzate per decorare le sepolture di personaggi di rango. 

Sono emerse poi le tracce delle fondazioni delle successive chiese dell’XI secolo e, infine, quelle riconducibili al grande intervento dell’abate Gonterio per la costruzione della chiesa inaugurata nel 1200.

Una successiva campagna di scavi tra il 2009 ed il 2011 ha permesso di individuare le fondamenta di un’altra chiesa e imponenti strutture difensive di XI secolo, pertinenti con ogni probabilità alla residenza dell’abate. Una terza fase di scavi, infine, condotta tra il 2014 ed il 2018, ha consentito di individuare le strutture artigianali collegate all’abbazia e le fondamenta del grande palatium, di età antecedente alla costruzione del cenobio e con molta probabilità appartenente alla famiglia di Desiderio.

Secondo la tradizione, confermata da fonti di IX secolo, Desiderio, prima di diventare re, aveva fatto erigere a Leno, su proprietà della sua famiglia, una chiesa dedicata al Salvatore, alla Beata Vergine Maria e a San Michele Arcangelo. Diventato re nel 757, decise di utilizzare gli strumenti offerti dai monasteri per rendere più salda la propria guida. Oltre a quello femminile di San Salvatore in città, decise di fondarne uno maschile a Leno, sulle proprietà della sua famiglia.
Si recò di persona a Montecassino ed ottenne dall’abate Ottato una colonia di 12 monaci e una reliquia di san Benedetto e, passando da Roma sulla via del ritorno, dal papa Paolo I i resti dei martiri Vitale e Marziale. Il prezioso tesoro di reliquie, meta di visitatori da tutta Europa, fu custodito per secoli nella cripta della chiesa del monastero.

In pochi decenni vide crescere la sua comunità fino a contare più di 100 monaci e il suo prestigio aumentò sia per il diretto collegamento con Montecassino, sia per la preziosa reliquia di san Benedetto. Nel 774, sconfitto Desiderio a Pavia e conquistato il regno dei Longobardi, Carlo re dei Franchi accordò al monastero la sua protezione e ne aumentò il patrimonio assegnandogli l’importante corte di Sabbioneta, strategica per controllare lungo il corso dell’Oglio il commercio del sale. A metà del IX secolo l’imperatore Ludovico II, stabilita a Brescia la sede della capitale del Sacro Romano Impero, chiamò alla conduzione dell’impero in veste di arcicancelliere imperiale l’abate di Leno Remigio.

Due secoli dopo, a metà dell’XI secolo, l’imperatore Corrado II nominò abate di Leno il monaco Richerio di Nieder Altaich, che dopo pochi anni divenne anche abate di Montecassino, avviando un processo di internazionalizzazione del monastero al servizio della politica imperiale.
All’abate Richerio si deve il merito di aver rifondato il monastero e riorganizzato il suo immenso patrimonio fondiario esteso, secondo la documentazione, in tota Italia, di aver raddoppiato l’originaria chiesa desideriana, dotandola di una vasta cripta con un programma di lavori terminati dal suo successore Wenzelao di Nieder Altaich.

Venne realizzato anche un campanile monumentale, sito a sud della chiesa, e fu riorganizzata l’attività dello scriptorium e della biblioteca monastica.
Nella seconda metà del XII secolo, durante lo scontro tra i Comuni dell’Italia Centro Settentrionale e l’imperatore Federico Barbarossa, l’abbazia mantenne una linea politica filo imperiale, per garantire il suo patrimonio e le sue prerogative, contro le rivendicazioni sempre più esplicite del vescovo di Brescia, sostenuto dal comune cittadino. 

All’abate Gonterio si deve la decisione di ricostruire la chiesa del monastero, che era già stata distrutta da un incendio mezzo secolo prima. La nuova chiesa fu terminata nel 1200 in un clima di grande tensione con il vescovo di Brescia Giovanni da Fiumicello.

Nel XIII secolo numerose lotte cittadine trascinarono il monastero in una acuta crisi finanziaria, che si aggravò con le carestie e la peste della prima metà del trecento. Riorganizzato tra XIV e XV secolo, il monastero, ormai abbandonato dai monaci, fu dato in commenda nel 1479. Gli abati, esponenti delle famiglie della nobiltà bresciana e veneziana, ne gestirono il patrimonio cercando, salvo poche eccezioni, di ricavarne il più ampio profitto. L’assenza della comunità monastica, la disattenzione e l’incuria degli abati commendatari portarono al degrado delle strutture monastiche, al punto da indurre nel 1783 il Senato della Serenissima Repubblica di Venezia ad assumere la decisione di decretare la soppressione del monastero, autorizzando la cessione dei beni e la demolizione delle strutture fatiscenti. Il complesso degli edifici monastici divenne cava di recupero e la scoperta di sabbia e ghiaia incoraggiò ad asportare in profondità i materiali riutilizzati per la realizzazione di abitazioni e per completare la costruzione della parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. Davanti ad essa furono collocati i due monumentali leoni in marmo rosso di Verona, pallido ricordo della maestosità e dell’imponenza della facciata della chiesa abbaziale.

Agli inizi dell’Ottocento sull’area del monastero i nuovi proprietari, la famiglia Dossi di Brescia, decisero di erigere una villa in stile veneto declinato alla bresciana, destinata alle vacanze estive dei membri della famiglia.
Oggi Villa Badia e il suo parco, che conserva le tracce del glorioso passato dell’abbazia voluta da re Desiderio, sono di proprietà di Cassa Padana e dal 2004 in gestione alla Fondazione Dominato Leonense, che vi ha collocato la propria sede, promuovendo ricerche e studi che hanno l’obiettivo di approfondire la conoscenza della storia millenaria del monastero di San Benedetto Ad Leones, figlio primogenito di Montecassino.

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